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Egregio
Presidente del Comitato Militare Europeo e, dal prossimo lunedì, nuovo
Consigliere Militare del Quirinale. Essendo questa la Terza “Lettera
Aperta” che invio alla sua attenzione mi corre l’obbligo, innanzitutto,
di ricordarle le due precedenti che mi consentono, questa volta, di
essere breve e conciso:
· Lettera Aperta al Gen. Rolando Mosca
Moschini del 18 Marzo 1998;
·
Lettera Aperta al Capo di Stato
Maggiore della Difesa Gen. R. Mosca Moschini 14 Gennaio 2002.
Premetto
subito, con cognizione di causa, responsabilità e con invito a formulare
senza indugio una denuncia-querela nei miei confronti,
che lei non
era degno di essere nominato alla Presidenza del Comitato Militare
Europeo che, tra i suoi compiti, aveva ed ha anche quello di
contrastare la corruzione nelle Amministrazioni Pubbliche dell’Unione
Europea
ne, tanto meno, di essere chiamato dal nuovo Presidente della
Repubblica (che
si ostina ad ignorare, nonostante la sua laurea in giurisprudenza, le
assai gravi omissioni all’art. 55 c.p.p. da lei commesse)
ad assumere l’importante incarico di
Consigliere Militare del Quirinale.
Il motivo
è semplice: lei è da sempre un protettore di
corruttori e
di
corrotti
come
si dimostra virtualmente in queste pagine che trovano però conforto
documentale negli
Archivi
del Comando Generale della Guardia di Finanza (e con le
conferme testimoniali che il Ten. Roberto Giampietro ed i M.lli Bianco
ed Eaco potranno rendere all’A.G.) del C.S.M., del Ministero della
Giustizia, della Corte dei Conti, delle Segreterie di Presidenza della
Camera e del Senato, della Direzione Nazionale Antimafia ecc., fino alla
data del 24 Ottobre 1997 e, successivamente, alla Procura della
Repubblica di Roma dove la mia
Denuncia del 17 Novembre 1999
(Proc. N. 35048/00R) è stata dal suo amico P.M. Catello Pandolfi
ignominiosamente archiviata contro “ignoti”.
Lei, per la
dimostrata assenza di valori etici e morali nei confronti del prossimo
in generale, fatti salvi tutti coloro che l’hanno immeritatamente
aiutata nella folgorante carriera e nel soddisfacimento dei suoi
desideri di gloria, è indegno di poter rappresentare, come Presidente,
anche la squadra di calcio dei detenuti del carcere romano di Regina
Colei!
Ricorda
l’intervista resa al suo amico Aldo Fontanarosa del quotidiano “la
Repubblica” che le dedicò il 20 Dicembre 1997
quasi interamente la pagina 4, ignorando la corrispondenza presente in
6° colonna, sotto la sua fotografia, palesemente in contrasto con le sue
categoriche assicurazioni e pienamente concorde con quanto,
responsabilmente, ho ripetutamente denunciato? Chieda al Ten. Roberto
Giampietro quante volte, dopo aver preso cognizione del mio
Esposto-Denuncia del 26 Agosto 1997
(con il consiglio, da me disatteso, di depositare copia alla
Procura
della Repubblica di Roma)
si è negato, per ordini superiori, alle tante telefonate fatte al
suo Comando Generale per riferire e sollecitare la mia convocazione,
dopo i
Fax del 2 Settembre
e
13 Ottobre 1997, affinchè potessi essere finalmente ascoltato in relazione al
fascicolo archiviato a Bari e su altre vicende, assai gravi, riguardanti
specificatamente l’attività Istituzionale della Guardia di Finanza.
Ebbene,
per i suoi referenti politici, per i suoi amici di merende, per i suoi
tanti estimatori, elenco più sotto la corrispondenza a senso unico fatta
pervenire a partire dall’ormai lontano 1994 al Comandante del Nucleo
Regionale di Polizia Tributaria di Bari prima e, successivamente, al suo
Comando Generale in Roma.
Si legge su “la Repubblica” del 20 Dicembre
1997 “Il Comandante assicura collaborazione
ai magistrati che indagano sulla corruzione”. La sua temerarietà,
come scrissi al
P.M. Vincenzo Barba,
supera ogni decenza!
Lei ha
mentito, consapevole di mentire e, con l’arroganza consentitagli dai
suoi protettori, ha dolosamente ignorato gli obblighi imposti al
Pubblico Ufficiale dall’art. 55 del c.p.p. e questo nonostante che
nell’esposto del 26 Luglio 1994 venisse esplicitato che la dismissione
fittizia delle proprietà immobiliari del “corruttore”
poteva godere, come puntualmente e vergognosamente accaduto, del
favoreggiamento da parte dei vertici della Guardia di Finanza.
Il
trattamento di assoluto silenzio seguito alla
Riservata-Personale
inviatale in doppia busta e sigilli in ceralacca, non trova
giustificazioni e identifica nella sua persona il protettore del
corruttore ed evasore fiscale che,
dopo la mia rinuncia,
subentrò alla “Concessionaria Esclusivista Olivetti per la zona di
Putignano”, con le
conseguenze che
dovrebbero interessare i suoi amici Proff. Visco e Padoa Schioppa
leggendo l’elenco delle
acquisizioni immobiliari
indicate nell’esposto del 26 Luglio 1994 di cui sotto: anzi, visto che
la presente viene trasmessa anche ai predetti che possono disporre dell’Anagrafe Tributaria, chiedo loro di invitarla a dare una
spiegazione del perché un tale affronto all’intelligenza di onesti
cittadini non abbia trovato, anche nell’interesse delle disastrate casse
dell’erario, la sua
professionale attenzione.
Nel
lontano 1975 prenotai, in cooperativa, un appartamento in periferia di
soli 52 m2
del
costo di 55 milioni e, nel 1983, acquistai, grazie alla legge sui misuratori fiscali, i locali
aziendali con un finanziamento agevolato dell’Artigiancassa pagando, in
zona periferica, 230 milioni.
Sarei curioso
di conoscere come il suo protetto abbia potuto acquistare,
con soli 85 milioni, un locale commerciale (piano terra e seminterrato)
ben più grande del mio ed in zona centrale più un appartamento di ben 4
vani ed accessori nello stesso edificio, con box, piano cantinato e
adiacente locale di 10m2
oltre alla cantina,
per soli 48 milioni e come e grazie a chi ha
potuto godere della protezione dei
PP.MM. di Bari e di Potenza
oltre, ovviamente, al suo amico presso la Procura di Roma
P.M. Catello
Pandolfi:
Esposto 26 Luglio 1994 al Comandante
del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Bari
Trattasi
della comunicazione inviata a P.M. e Polizia Tributaria di Bari per
impedire un reato annunciato;
Lettera al Prefetto di Bari dott.
Corrado Catenacci del 13 gennaio 1995
Trasmissione al Prefetto di copia dell’esposto e richiesta di cortese
interessamento;
Esposto al Procuratore Generale di
Bari del 16 Settembre 1996
Segnalazione su omissione dolosa di indagini nei confronti di corrotti e
corruttori;
Esposto-Denuncia 26 Agosto 1997 c/
Comando GG.FF.
– (Verbale Ten. Giampietro e M.lli Eaco e Bianco)
Scaturisce dalla scoperta che l’alienazione fittizia annunciata
nell’esposto del 1994 continua indisturbata;
Esposto dossier "Giustizia in
Puglia" del 20 Dicembre 1996
Acquisito in data 23 Dicembre con Verbale di PG redatto dal Ten. Roberto
Giampietro e M.lli Rosario EACO e Michele Bianco
Fax del 2 Settembre 1997 al Comando
Generale
Inviato
due giorni dopo le dimissioni dal reparto cardiologico dell’Ospedale
Grassi di Ostia per sollecitare la convocazione presso gli uffici del
Comando Generale per riferire ulteriori elementi di cui è venuto a
conoscenza;
Fax del 13 Ottobre 1997 al Comando
Generale
Secondo, inascoltato, sollecito di convocazione;
Raccomandata A.R. del 25 Ottobre
1997 al Comando Generale
Trasmissione dell’Esposto-Integrazione 2 al dossier “Giustizia in
Puglia” del 20.12.1996 e ulteriore sollecito di convocazione;
Quotidiano “La Repubblica” del 20
Dicembre 1997 – Le bugie del Generale Mosca Moschini
Pagina 4 di “la Repubblica” – 5 colonne dedicate al Generale da Aldo
Fontanarosa e, in 6a colonna, l’ordinanza del Giudice
Mastelloni di Venezia che afferma: “Se
volevano al Comando Generale della Guardia di Finanza potevano fare
velocemente pulizia”;
Riservata Personale del 20 Dicembre
1997 al Comandante Gen. Rolando Mosca Moschini
Missiva, in doppia busta e sigilli a ceralacca, per esprimere fondati
dubbi sulle promesse del Generale;
Raccomandata al Direttore del
Quotidiano “la Repubblica” del 30 Marzo 1998
In
omaggio all’intoccabile personaggio e in dispregio della libertà di
stampa, silenzio assoluto;
Esposto-Denuncia 17 Novembre 1999
presentato alla Procura della Repubblica di Roma
Due
mesi di attesa per l’iscrizione e la scelta di un P.M. professionista in
“insabbiamenti”;
Fax del 25 Gennaio 2000 al
Procuratore Capo della Repubblica di Roma Salvatore Vecchione
Segnalazione sull’eccessivo ritardo nell’iscrizione e nella delega del
fascicolo al P.M.;
Istanza al P.M. delegato Catello
Pandolfi del 17 Marzo 2000
Formulata dopo due mesi di inutili visite in Procura: “il dottore non
può riceverla perché è troppo impegnato!”;
Lettera Aperta al P.M. Catello
Pandolfi del 7 Aprile 2006
L’ironico ringraziamento al magistrato inquirente specializzato in
archiviazioni, senza ascoltare le parti lese;
Consapevole che farà di tutto per impedire la sua degradazione e salvare
il consistente patrimonio conquistato grazie ai suoi carissimi amici la
informo, qualora pensasse di farmi passare per pazzo, che già nel
lontano 1993 ci fu un pubblico amministratore che all’indomani del suo
rinvio a giudizio inviò al TG Regionale ed ai quotidiani di Bari “Puglia”
e “Gazzetta del Mezzogiorno” un comunicato per
precisare, fra l’altro, che era “notorio il non buono state di salute
dal punto di vista neurologico del denunciante*
(Semplice
Promemoria). Legga la
Sentenza del 21 Dicembre 1994,
ottenuta senza la costituzione di parte civile,
riformata il 20 Novembre del 1995
dalla Corte d’Appello di Bari con l'assoluzione degli imputati
con il ricorso a falsità in atti giudiziari e la
Denuncia, per
omissione d’atti d’ufficio e corruzione aggravata nei confronti di un
luminare del foro barese e degli alti magistrati della Corte d’Appello
la cui convocazione da parte della P.G. è avvenuta dopo ben 5 anni e due
mesi e subito archiviata senza che venissi rinviato a giudizio per
calunnia.
So bene
che lei, come sostiene anche l’ex Presidente Cossiga, è una persona di
rara intelligenza: tre lauree (Sociologia
- Scienze Strategiche - Scienze Internazionali e Diplomatiche),
una “honoris causa dell’Università di Perugia, ben tre alte onorificenze
al merito concesse dai Presidenti Scalfaro e Ciampi ecc. Il
sottoscritto ha solo una laurea, “ad
honoris per onestà” concessagli non da una
Università ma da un probo e coraggioso giornalista che, per aver sempre
detto la verità, è da molti anni condannato all’esilio.
Per il suo
carissimo amico On. Vincenzo Visco, al quale lei sicuramente chiederà
informazioni riservate in materia di evasione fiscale, le anticipo
la
Certificazione INPS
delle mie contribuzioni pensionistiche dal 1960 al 1990. Potrà rilevare,
dalla tabella esplicativa, che dopo ininterrotti 14 anni trascorsi in
Casa Olivetti, decisi di dare le dimissioni per avviare una
“Concessionaria Esclusivista Olivetti”, quella che, dopo la mia rinuncia
del 1977, consentì al suo protetto di acquisire in poco tempo un
consistente
patrimonio immobiliare.
Il sottoscritto, al contrario, nei tre anni di attività come
“Concessionario….” avendo
testardamente rifiutato lo scambio del fogli
di carta intestata con i colleghi vicini per formulare in casa i
necessari tre preventivi da fornire all’Ente locale per l’espletamento
delle gare d’acquisto, si è visto svanire non solo la liquidazione di 14
anni di lavoro ma anche tutti i suoi sudati risparmi!
Certo… ho
avuto
problemi
di salute ed anche un paio di condanne successivamente al
fallimento. Interessante quella ottenuta dal P.M. barese Gaetano de
Bari, al quale ho inviato ben due “Lettere Aperte” con invito a
querelarmi: la prima, del
18 Marzo 1999 e la
seconda, recentissima, il
6 Aprile scorso ma,
come per i PP.MM.
Santucci e
Spagnolo sono ancora
in attesa delle richieste di rinvio a giudizio.
Voglio
sperare che lei non faccia altrettanto. E’ infatti dal Marzo del 2000,
che tutta la documentazione di cui sopra è presente in Internet e,
malgrado due sequestri ed una
condanna anticipata (senza processo) per calunnia e
diffamazione anche a danno della Guardia di
Finanza, non ho ancora avuto il piacere di essere da lei querelato.
Coraggio…
e, se pensa di poter evitare l’inevitabile crollo del mito vanaglorioso
e arrogante che i suoi referenti non potranno impedire, magari ricorrendo ad
un prezzolato sicario, faccia pure: non ho problemi, la morte per me
sarebbe la fine di un travaglio interiore iniziato nel lontano 1974 e del lungo calvario
profetizzato il 13 Ottobre del 1993 dal P.M. barese Nicola Magrone nella
diretta radiofonica con Oliviero Beha ed il corrispondente da Bari
del Corriere della Sera.
La mia unica colpa è
quella di
aver
ereditato principi e valori
che non mi hanno consentito di poter scendere a compromessi e di questo,
anche se ciò ha comportato lo stravolgimento totale della mia esistenza,
ne vado orgoglioso! Per evitare una vittima innocente, signor Mosca
Moschini, le consiglio di affidare al sicario l’ultima mia foto che risale ad
appena dieci giorni fa: i recapiti, per l'esecuzione e/o per la notifica
degli atti giudiziari, li trova in calce al presente messaggio.
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Le
onorificenze ai reprensibili

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Il
premio per gli onesti
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Poiché il
Consolato d’Italia si rifiuta di legalizzare la mia firma, mi avvalgo
della legalizzazione effettuata da uno studio notarile in occasione
dell’Appello-Denuncia dell’11 Luglio scorso inviato alle massime
Istituzioni della Repubblica. La legalizzazione integrale, con la
postilla della Convenzione dell’Aia e visibile in calce all’
Appello-Denuncia
dell’11 Luglio 2006 inviato anche, inutilmente, al suo nuovo datore di
lavoro!
E dire che
una volta il Presidente della Repubblica ci teneva ad essere considerato
padre di tutti gli italiani.
A presto.
Mar del
Plata, 2 Novembre 2006

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