Lettera Aperta al Capo di Stato Maggiore della Difesa

LETTERA APERTA AL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

Gen. Rolando MOSCA MOSCHINI - ROMA

 

14 Gennaio 2002 * ore 11:46 * pp. 02 * 02:16 *  Stato Maggiore Difesa ROMA  – Terminale Fax 06-46912727

 

Illustre Generale,

ho appreso soltanto ora, navigando in Internet, che Ella da circa dieci mesi ha assunto l’importante incarico di Capo di Stato Maggiore della Difesa. Precedentemente, esattamente dal mese di Gennaio 1997 al mese di Marzo 2001 Ella è stato Comandante Generale del Corpo della Guardia di Finanza.

Il suo curriculum è ricco di nomine e di incarichi di particolare importanza ed anche di una sua bella fotografia, diversa da quella  pubblicata il 20 Dicembre 1997 a pagina quattro, sesta colonna in alto, del quotidiano la Repubblica. Sotto la Sua foto un trafiletto riportava: “L’ordinanza del Giudice Mastelloni” – “Ma il Comando è rimasto inerte dopo le denunce”.

A sinistra, invece, il giornalista di la Repubblica Aldo Fontanarosa, titolando su cinque colonne, così scriveva:

 

Il Comandante assicura collaborazione ai magistrati che indagano sulla corruzione

“Cacceremo le mele marce”

La lunghissima corrispondenza  così esordiva:

ROMA – “Espelleremo dalla Guardia di Finanza chiunque sarà riconosciuto colpevole di aver intascato anche solo cento lire”. Mentre nel Veneto vengono alla luce nuovi episodi di corruzione, il Generale Rolando Mosca Moschini, comandante da poco meno di un anno delle Fiamme Gialle, giura che le mele marce saranno messe alla porta.

Orbene, quello stesso sabato 20 Dicembre 1997 indirizzai a Lei personalmente una mia missiva, riservata personale, racchiusa in due buste sigillate a ceralacca, che così iniziava:

“Illustre Comandante,

Leggo su Repubblica di oggi – Sabato 20 Dicembre 1997 – sotto il titolo a cinque colonne <Le Fiamme Gialle promettono – Cacceremo le mele marce> la Sua categorica affermazione:

Espelleremo dalla Guardia di Finanza chiunque sarà riconosciuto colpevole di aver intascato anche solo cento lire”

Orbene, su tale Suo imperativo, espresso al plurale, ho fondate ragioni di dubbio se è vero, come è vero, che una comunicazione a mia firma datata 2 Settembre 1997 (argomento:corruzione a Bari) ed i successivi due solleciti del 13 e 25 Ottobre 1997 hanno avuto, da parte del Comando Generale della Guardia di Finanza, un trattamento di assoluto silenzio”.

 

Dopo alcune mie personali considerazioni, la missiva così concludeva:

 

“Nell’inviarLe, per comodità, copia delle missive in oggetto, Le sarò grato se riterrà di dissolvere i dubbi posti dalla grave circostanza che una disinteressata offerta di collaborazione, non richiesta ed anzi per ben due volte sollecitata, non abbia trovato la dovuta considerazione da parte del Suo Comando Generale.

Orbene, nè la suddetta missiva del 20 Dicembre 1997 inviata con Raccomandata N. 4781 del 22.12.’97 nè la successiva “Lettera Aperta al Gen. Rolando MOSCA MOSCHINI”  del 18 Marzo 1998 fattaLe pervenire al Fax al N. 06-44223266 riservato alla sua Segreteria, copia della quale recapitai alla sede del quotidiano romano, hanno avuto riscontro.

Lei, si legge nel suo Curriculum Vitae, è laureato in Sociologia ed in Scienze Strategiche ma, ed è assai grave, non conosce evidentemente gli obblighi che l’art. 55 c.p.p. pone a carico del Pubblico Ufficiale allorquando un cittadino riferisce di essere venuto a conoscenza di fatti e circostanze che hanno rilevanza penale chiedendo spontaneamente, considerata la gravità e la delicatezza della vicenda, di essere sentito di persona presso gli Uffici del Comando Generale.  Io, Signor Comandante, chiedevo due cose importanti:

1.     Impedire, per quanto possibile, che quanto portato a conoscenza del nuovo Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari (il precedente è quello arrestato nel Veneto a dicembre del ’97 citato, tra gli altri, nel trafiletto di Repubblica subito sotto la sua fotografia) in data 26 Luglio 1994 e successivamente aggiornato con l’esposto-denuncia del 26 Agosto 1997 consegnato personalmente lo stesso giorno al Suo allora Comando Generale, trovasse, in modo vergognoso, puntuale e precisa attuazione con gravissimi danni a carico del sottoscritto;

2.     Riferire nuove circostanze con nomi e cognomi di appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza, usi a prendere mazzette (le cosiddette mele marce) in relazione ad un Procedimento archiviato dalla Procura di Bari. Il primo degli allegati inseriti nella raccomandata personale inviataLe il 20 Dicembre 1997, infatti, è la missiva datata 2 settembre 1997 indirizzata al Comando Generale – Ufficio Relazioni  con il Pubblico – alla cortese attenzione del Ten. Giampietro, nella quale si legge:

“Come preannunciato nell’esposto-denuncia presentato a codesto ufficio in data 26 Agosto u.s. il sottoscritto …..in relazione al Procedimento N. 6968/94 aperto a Bari in data 28.09.1994 e archiviato il successivo 20.09.1995 (….) intende, per motivi di verità e di giustizia, rendere noti a codesto Comando Generale ulteriori elementi e circostanze di cui è venuto a conoscenza.”        

                                                                                                                                                                                                         ./.

Considerato l’oggetto e la delicatezza della vicenda il sottoscritto chiede di essere sentito personalmente per dichiarazioni specifiche su: (omissis)                                                                               

La mia vicenda, peraltro, è del tutto simile a quella cui fa riferimento “la Repubblica” del 20 Dicembre 1997 nel trafiletto in sesta colonna subito sotto la sua fotografia. Dopo il titolo “Ma il Comando è rimasto inerme dopo le denunce” si legge infatti:

VENEZIA – Se volevano, al Comando generale della Guardia di Finanza, avrebbero potuto far velocemente pulizia. A rivelarlo è l’ordinanza del giudice veneziano Carlo Mastelloni, che non a caso parla “di inerzia degli organi che erano istituzionalmente delegati al controllo”. C’è infatti chi aveva telefonato al Comando generale di Roma per segnalare “l’illecito e vessatorio operato” nel Veneto di Mauro Petrassi,  (ndr – ex Comandante del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Bari) ora arrestato, ma nessuno si mosse. Del resto, racconta il finanziere Pietro Giulio Martini, l’ex comandante del nucleo regionale di polizia tributaria di Mestre era “un pupillo del generale Mola, allora comandante in seconda della Guardia di Finanza, e del generale Nicolò Pollari, capo di Stato Maggiore”. Il mobiliere trevigiano Ettore Setten aveva ormai pagato un miliardo e 850 milioni, ma ancora il colonnello Petrassi non lo mollava e così decise di ricorrere a telecamere e microfoni per incastrarlo.

 

Questa, Signor Capo di Stato Maggiore è la realtà dei fatti: predicare bene e razzolare male! Ma c’è dell’altro.

Con formale denuncia del 17 Novembre 1999, depositata lo stesso giorno all’ufficio protocollo della Procura della Repubblica di Roma, registrata al N. 8999 ed affidata al P.M. dott. Catello PANDOLFI, il sottoscritto, rappresentando e documentando la serie infinita di omissioni di atti e doveri d’ufficio, ha chiesto che venissero accertate le responsabilità Sue e/o di quant’altri all’interno dell’allora Suo Comando Generale di Roma e/o del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Bari si fossero resi responsabili di reati penalmente perseguibili. Malgrado ripetuti solleciti verbali alla Segreteria del citato P.M. dott. PANDOLFI, di un sollecito scritto datato 17 Marzo 2000 con il quale si ribadiva la richiesta di essere ascoltato in relazione ai fatti denunciati, il sottoscritto non è stato mai convocato dal magistrato e, in data 18 Ottobre 2000, ha ricevuto l’avviso, a firma del citato P.M. dott. PANDOLFI della richiesta di archiviazione del procedimento penale “nei confronti di / relativo a”   “IGNOTI”.

Nel mio sito personale presente in Internet, dei 12 link presenti nella Home Page, due riguardano “I PROTETTI” e “LA GG. di FF.

Nel primo (I PROTETTI) sono citati tre personaggi: Giuseppe BRIENZA (già provveditore agli Studi di Bari poi Senatore), Nicola MADARO (già Presidente della USL BA/14 e già Sindaco di Sammichele di Bari  condannato il 21 dicembre 1994 ad 1 anno ed 11 mesi per concussione a mio danno, vergognosamente assolto in appello ed ora nuovamente Sindaco di Sammichele), e Vittorio SPEDICATI (concessionario Olivetti di Putignano) tenacemente protetto dalla Guardia di Finanza. A proposito di quest’ultimo, oggetto della citata missiva del 26 Luglio 1994, ricordo quanto scritto al III paragrafo di Pag. 2:

“Essendo comunque stanco di sentirmi ripetere “lasci perdere! SPEDICATI è troppo potente, SPEDICATI ha un fratello pezzo grosso nella Guardia di Finanza, SPEDICATI è intoccabile ecc. ecc.” ritengo opportuno rimettere copia della presente al nuovo Comandante  del NUCLEO REGIONALE di POLIZIA TRIBUTARIA di BARI affinché disponga, dopo l’acquisizione di ulteriori specificazioni che il sottoscritto si premurerà di fornire e sottoscrivere a verbale, tutte quelle indagini atte a confortare gli assunti accusatori prospettati, accertare il reale valore degli immobili al medesimo riconducibili e che risultano “palesemente e in modo vergognoso inferiori al loro effettivo valore nonché effettuare tutte quelle necessarie indagini di natura patrimoniale a carico del suddetto e delle altre persone che il sottoscritto ritiene e coinvolte”

Nel secondo (LA GG. di FF.) sono riportati tutti i documenti che riguardano la GG. di FF. di Bari e Roma ivi compresa la denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Roma in data 17 Novembre 1999.

In calce a pagina 4 di questa denuncia, nell’elencazione degli atti di vendita successivi al 26 Luglio 1994 si evidenziano anche due Citazioni: la prima, del Credito Italiano, contro SPEDICATI Vittorio e CONTEGIACOMO Angelo Raffaele “per dichiarare e riconoscere simulato l’atto di compravendita per atto di Marcantonio (ndr- Notaio) relativo ad immobile in Putignano; la seconda a favore del Monte dei Paschi di Siena contro SPEDICATI Vittorio – Particolare n. 1383. Revoca atti soggetti a trascrizione relativo a immobili in Putignano.

Ebbene, dopo aver provato che tutto quanto preannunciato al P.M. dott. Colangelo ed al nuovo Comandante del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Bari in data 26 Luglio 1997, aveva trovato preciso e puntuale accadimento, il sottoscritto così prosegue:

Orbene, la notizia SPEDICATI ha un fratello pezzo grosso nella Guardia di Finanza” non ha trovato, a differenza delle altre due, riscontro nella realtà. Oggi tuttavia, alla luce di nuovi elementi che hanno suggerito la necessità di procedere ad un più approfondito riesame cronologico degli avvenimenti, il sottoscritto è però in grado di rappresentare responsabilmente e con sufficiente fondatezza quanto allora avvenuto, consentendo altresì l’individuazione dell’Ufficiale della Guardia di Finanza che molto probabilmente, sia pure per un semplice scambio di cortesia, potrebbe aver influito negativamente sull’esito di alcune azioni penali promosse e, da non  escludere, sulla sospetta e ingiusta archiviazione del Procedimento N. 6968 R.G.N.R. a Bari.

Nulla, assolutamente nulla! Anche Lei, evidentemente, è ritenuto al di fuori di ogni sospetto. Potente tra i protetti!

f.to Mario Broglio Montani