Il
ritratto
Capo degli ispettori e amico della P3
Miller sotto accusa al Csm e all'Anm
Arcibaldo Miller, il numero uno dei segugi di Via Arenula,
tirato in ballo nelle inchieste di Roma e Napoli per i suoi
legami con l'entourage di Berlusconi
di LIANA MILELLA
ROMA -
Di
mattina compone la squadra degli ispettori pronti a fare le
pulci ai colleghi di Napoli e di Bari che hanno indagato su
Tarantini, e quindi anche su Berlusconi. Di sera Arcibaldo
Miller, il magistrato che dal 2001 guida i segugi di via Arenula
attraverso i ministri Castelli, Mastella, Alfano, Palma, si
ritrova a sua volta sotto inchiesta per il suo coinvolgimento
nell' inchiesta sulla P3, in cui è stato indagato. Il collegio
dei probiviri dell' Anm apre una pratica per espellerlo dall'
associazione.
Vuole sentirlo il 22 novembre. Miller potrebbe fare la
stessa fine di Alfonso Papa, messo fuori dal sindacato dei
giudici oltre un mese fa. Da mattina a sera il Guardasiglli
Nitto Palma, che lo ha confermato nel suo incarico arrivando al
ministero, lo difende a corpo morto. Dal Csm, dove l' ufficio
studi sta verificando i presupposti per revocargli lo stato di "fuori
ruolo" di Miller. Dal Pd, dove Donatella Ferranti chiede che
lasci immediatamente il posto di capo degli ispettori. È
lapidario il ministro della Giustizia: «Miller non è stato
toccato da alcuna indagine penale, il procuratore generale della
Cassazione ha archiviato il suo caso».
Si scatena contro l' Anm: «Revocherei oggi stesso l' iscrizione
e smetterei di pagare la quota, se non mi fossi già dimesso
dalla magistratura». Insiste: su Miller non c' è alcun addebito.
Quindi può restare al suo posto, può guidare gli ispettori, può
disporre i delicati accertamenti su Napoli e su
Bari. Tutto è regolare. Forse, al Guardasigilli Palma, nessuno
ha mostrato le carte. Quelle su cui il collegio dei probiviri,
che da quattro mesi ha la pratica in bella evidenza come quella
dell' ex pm di Napoli Narducci, ha deciso di muoversi. Quelle
che hanno spinto il Csm ad occuparsi di nuovo di lui dopo aver
archiviato, il 27 giugno, l' ipotesi di un procedimento
disciplinare.
Un'archiviazione che suona come una condanna. Dove è
scritto: «Appare pacifico che Miller ha partecipato alla
riunione del 23 settembre 2009, presso l' abitazione romana di
Denis Verdini, dov'erano presenti Flavio Carboni, Arcangelo
Martino, Pasquale Lombardi, Marcello Dell' Utri, Giacomo
Caliendo, Antonio Martone. In questa riunione si è discussa la
candidatura a presidente della Regione Campania di Nicola
Cosentino e si è concordata una condotta di illecita
interferenza presso i componenti della Corte costituzionale». Di
mezzo c' era il lodo Alfano e i berlusconiani si lambiccavano il
cervello per evitare un verdetto sfavorevole della Consulta.
Miller viene interrogato dai pm di Roma il3 agosto. Il Csm-
relatori i consiglieri Guido Calvi e Roberto Rossi - definisce
«prive di sostanziale rilevanza» le sue dichiarazioni, nelle
quali pur si conferma «lo stretto legame» con Cosentino sin dal
2005.
Rapporto organico quello con Berlusconi e il Pdl se è vero che
Miller, già da capo degli ispettori, è stato sul punto di
conquistare due candidature, quella a sindaco di Napoli sei anni
fa e quella a governatore della Campania. Ma c' è anche altro in
quell'archiviazione del Csm che, a giugno, ha provocato più di
una fibrillazione a palazzo dei Marescialli. È scritto ancora
che «è pacifico che Miller non si è sottratto dal fornire pareri
preventivi sull' esercizio dell' attività ispettiva su richiesta
di soggetti estranei all' ordine giudiziario». Il caso è preciso
e documentato.
La P3 - associazione che punta a condizionare il funzionamento
degli organi costituzionali -
si è mossa per aiutare il governatore Formigoni quando,
nel 2010, la sua lista è stata esclusa dalle amministrative.
Dall' ex ministro Alfano e da Miller, si voleva che partisse un'
ispezione su quei magistrati disobbedienti. Miller la garantisce,
poi si sfila. Con queste motivazioni si difende quando lo
interrogano: «Ho fornito indicazioni generiche su come
indirizzare un esposto, come il mio ufficio fa abitualmente con
i cittadini». Ma il tenore delle telefonate e la collera di
Formigoni fanno intendere che la partita è stata tutt' altra.
Eccolo il governatore della Lombardia al telefono il 24 marzo di
quell' anno. Una telefonata che anche secondo il presidente del
tribunale del riesame di Roma Guglielmo Muntone ha un valore
chiarissimo. Formigoni parla di Alfanoe di Miller: «Eh, io mi
sono arrabbiato con lui anche perché sabato si era impegnato...Sì,
sì, faccio, faccio, poi, invece, lunedì mi ha telefonato e mi ha
detto questo, e ha anche tirato in mezzo Arci». Arci, proprio
lui, per Arcibaldo Miller. Di cui parlano ancora Formigoni con
il faccendiere Martino. Scrive il giudice Muntoni nell'
ordinanza del 2 novembre 2010: «Colpisce che ancora una volta un
rappresentante delle istituzioni, in questo caso il Miller, si
sia dovuto giustificare con uno degli associati per non aver
potuto soddisfare le sue richieste come riferito dal Martino a
Formigoni». Segue la conversazione. Parla Martino che cita un
colloquio con Miller. «Eh, ma io mi sono fatto una litigata con
lui perché gli ho detto: "scusami, tu che fai con queste cose
qua?" Ah,e dice no chell' ha fatto, non mi ha firmato la carta,
non mi ha fatto qua, non mi ha fatto là...Mi sono molto
arrabbiato, ma credo che sia un qualche cosa che vada in
ostilità con te, hai capito?». A mettere ostacoli, per quanto si
può intuire, sarebbe stato Alfano. C' erano, già a luglio, gli
estremi per trasferire Miller, venuto meno a un «dovere di
imparzialità». C' erano, certo, ma in quanto "fuori ruolo" il
Csm si ferma.
Miller la sfanga per la terza volta nella sua vita. Come quando
finì - erano gli anni Novanta - nell' elenco dei frequentatori
della
casa d' appuntamenti di via Palizzi a Napoli. O come
quando i pentiti Alfieri e Galasso parlarono di suoi rapporti
con la camorra. Tutto finì archiviato. Davanti al Csm, quando
gli contestarono i rapporti con i Sorrentino, imprenditori
legati ai boss, lui si scusò: «È uno sbaglio che ammetto di aver
fattoe ne pagherò le conseguenze». Da pm di punta della procura
di Cordova, ebbe come suo uditore Woodcock. Adesso, di lui e
degli altri che indagano su Berlusconi, per ordine di Berlusconi
e Palma, vuole scoprire le deviazioni. Ma al Csm sono convinti
che la sua stagione stia per finire. All'Anm idem.
Pubblicato illuglio 11, 2010 dacubicamente