IL CAPO DELL'ISPETTORATO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA INGIUSTA

 

Il "fratello" nominato dal Ministro Castelli a Capo degli Ispettori,

Arcibaldo Miller

      

 

 

 

 

 

 

 

e riconfermato dal nuovo Ministro della Giustizia Angelino Alfano

         

         AI DELINQUENTI GLI ONORI... AGLI ONESTI L'ESILIO!!!

 

SOTTO L'ESTREMA CORRETTEZZA E SENSIBILITÁ DEL QUASI VENERABILE......

 

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 Messaggio 24 Aprile 2007 Ispettorato Ministero della Giustizia

 Messaggio 06 Luglio 2007 Ispettorato Ministero della Giustizia

 Messaggio 23 Luglio 2007 Ispettorato Ministero della Giustizia

  Messaggio 27 Luglio 2007 Ispettorato Ministero della Giustizia


corriere del mezzogiorno

 

Sergio De Gregorio

Sergio De Gregorio

NAPOLI - Citati come testimoni dagli avvocati della difesa, non si sono presentati in aula né hanno giustificato la loro assenza: per questo motivo il senatore Sergio De Gregorio, leader del movimento «Italiani nel mondo», e gli ex magistrati della procura di Napoli, Arcibaldo Miller e Antonio Laudati, rispettivamente capo dell'ufficio degli ispettori del ministero di via Arenula e direttore generale del Dipartimento della giustizia penale, sono stati sanzionati al pagamento di 516 euro e dovranno obbligatoriamente presenziare all'udienza del 6 maggio prossimo fissata dai giudici della quarta sezione penale del tribunale.

L'audizione dei tre, la cui revoca era stata inutilmente sollecitata dal pm Maria Monteleone ritenendo l'eventuale testimonianza poco utile all'istruttoria dibattimentale, era stata chiesta dalle difese dell'imprenditore napoletano Renato D'Andria e dell'ufficiale dei carabinieri Pietro Sica, sotto processo con altre tre persone per associazione per delinquere con l'accusa di aver messo in piedi una struttura di «intelligence deviata» tipo Spectre che, avvalendosi di notizie riservate acquisite dall'Arma dei carabinieri o coperte da segreto investigativo, utilizzava le informazioni come strumento di pressione e di ricatto per trarne principalmente benefici di tipo economico.

Arcibaldo Miller

Arcibaldo Miller

Nel luglio del 2001 questa struttura fu decapitata dai magistrati della Dia di Napoli, grazie a diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere. Gli inquirenti scoprirono che, attraverso l'aiuto di alcuni sottufficiali dell'Arma (un brigadiere del nucleo radiomobile e un maresciallo dei Ros regolarmente stipendiati dall'organizzazione), e di un funzionario del ministero del Tesoro, D'Andria e Sica costituivano fascicoli personali per il loro archivio, inquinavano indagini in corso oppure costruivano falsi dossier contro presunti nemici economici e istituzionali a suon di calunnie e diffamazioni.

Sul processo in corso a Roma, dove il colonnello Vittorio Tomasone, comandante provinciale dei carabinieri, si è costituito parte civile, incombe la prescrizione, riguardando fatti avvenuti nella capitale e a Napoli tra il 2000 e il 2001.

08 aprile 2008

Il processo sulla «Spectre» 

Non si presentano a testimoniare: multati i pm Miller e Laudati e il senatore De Gregorio

Citati come testimoni dalla difesa, non si sono presentati in aula
né hanno giustificato la loro assenza: sanzione di 516 euro

 

Corriere della Sera

Conso invia 10 magistrati

Miller: ho la coscienza pulita

Alcune dichiarazioni di Arcibaldo Miller, pubblico ministero del pool antitangenti di Napoli

TITOLO: Miller: ho la coscienza pulita

CONSO INVIA 10 MAGISTRATI

NAPOLI . Come sta dottor Miller? "Beh, stavo meglio prima, gliel' assicuro". Il capo del pool napoletano di Mani Pulite, lambito dal sospetto di aver fatto parte della "cupola" di Castelcapuano, e' al lavoro come ogni giorno nel suo ufficio al terzo piano del palazzo di giustizia. Ancora poche ore, poi dovra' varcare la soglia del carcere di Poggioreale per interrogare ancora una volta Duilio Poggiolini, l' ormai famoso "Re Mida" della Malasanita' . La bufera non sembra aver cancellato l' aplomb che da sempre caratterizza questo magistrato di lontane origini scozzesi. "Sono stupefatto, non saprei cosa dire... anzi, la prego: non scriva niente... sa, mi sembra inopportuno parlare adesso... e poi per spiegare cosa? Io con questa storia non c' entro nulla. La mia coscienza e' pulita, ho sempre servito la legge. "Avevo anche pensato di dare le dimissioni per evitare che inchieste delicate, come quelle che conduco insieme ad altri colleghi, potessero essere sfiorate dall' ombra di un sospetto". E poi? "Devo dire che le parole di Cordova mi hanno restituito fiducia.

Sono molto contento della stima che ha mostrato verso di me in un momento particolarmente difficile. Credo che al di la' delle insinuazioni, contino i fatti. Ecco perche' preferisco non parlare e proseguire a lavorare come ho sempre fatto". Non teme ripercussioni sulle indagini a lei affidate? "No, assolutamente. Continuero' ad occuparmi di malasanita' e delle altre vicende giudiziarie con lo stesso impegno di prima, se non maggiore. E sono convinto che, alla fine, di tutta questa storia non restera' che un brutto ricordo.

Ma la prego, pero' : non scriva niente... non e' il caso...". Ieri mattina, intanto, il procuratore Agostino Cordova s' e' incontrato a Roma con il ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Conso. Argomento ufficiale del colloquio, le carenze di personale e i mezzi che affliggono la Procura. Ma s' e' parlato anche, in via informale, dell' inchiesta che ha sconvolto il palazzo di giustizia vesuviano. Al termine della riunione, comunque, il guardasigilli ha disposto l' invio a Napoli di dieci nuovi magistrati, cinque collaboratori giudiziari e dieci autisti. Conso ha fatto anche sapere che chiedera' al Consiglio superiore della magistratura la copertura di tutti i vuoti in organico e che intende intervenire presso i ministeri competenti affinche' siano aumentati uomini e mezzi a disposizione delle forze di polizia.

D' Errico Enzo
 

Pagina 11
(9 marzo 1994) - Corriere della Sera

 

Loggia P3: Arcibaldo Miller, l’uomo che abbattè De Magistris

Pubblicato illuglio 11, 2010 da

Ci sono uomini che non tramontano mai. Sono sempre sulla cresta dell’onda. Flavio Carboni è uno di questi: una presenza ambigua e trasversale nel caso Calvi, capace di inabissarsi per anni per poi ritornare alla ribalta ad una cena di amiconi che vogliono condizionare il giudizio della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Verrebbe da pensare che non si sia mai del tutto defilato, quasi un Kaiser Söze all’italiana. Ma l’allegra combriccola consta anche di un altro nome eccellente, un uomo per tutte le stagioni, si direbbe. E’ stato protagonista negli anni ’90 della scena giudiziaria napoletana. Lui, Arcibaldo Miller, era il braccio destro del fu procuratore capo di Palmi, Agostino Cordoba. Arcibaldo Miller, oggi capo degli ispettori del Ministero della Giustizia, i cani da guardia che il governo – di qualsiasi bandiera – slega contro i magistrati non allineati.
 

E’ stato lui, Miller, insieme a Martone e a Carbone, a impallinare De Magistris:

il dottor Carbone che in qualità di Presidente ha diretto le sezioni unite della Cassazione che dovevano decidere sul mio ricorso [...] quando mi fu sottratta illecitamente l’inchiesta Why Not stavo indagando sulle logge deviate e sulla realizzazione, in Calabria, di parchi eolici [...] Il dottor Miller, già indagato per corruzione e concorso in associazione camorristica, poi archiviato, da anni capo dell’ispettorato del ministero della Giustizia e rimasto in sella con Castelli, Mastella e Alfano. Lo stesso che ha diretto senza soluzione di continuità inchieste amministrative e ispezioni ai miei danni dal 2005 al 2008 [...]Il dottor Martone, che ha rappresentato la Procura Generale della Cassazione in quella farsa di procedimento disciplinare imbastito ai miei danni [...] Un do ut des criminale ed eversivo, perchè volto – conclude De Magistris – a compromettere lo stato democratico. Qualcosa di cui non possono stupirmi, soprattutto alla luce della mia esperienza e dei protagonisti di oggi e di allora: gli stessi (De Magistris: Quei tre magistrati li ho subiti io – Politica – Virgilio Notizie).

Un uomo, il Miller, dal pedigree tutt’altro che immacolato: ai tempi di Cordoba, condusse le indagini sul post-terremoto, su sanitopoli e – udite udite – sulla massoneria. Quando poi, nel 1998, scoppia la polemica fra la procura e gli avvocati partenopei, appoggiati da Magistratura Democratica:

Fra i rilievi mossi ci sono le frequentazioni con la famiglia camorristica degli imprenditori Sorrentino [...] Entrambi i procedimenti subiti dal dottor Miller – viene aggiunto nel documento – si sono conclusi con l’archiviazione, ma residuano, nelle due vicende, fondate ragioni di censura sul comportamento del magistrato, per l’estrema disinvoltura manifestata nelle sue relazioni personali [...] il procedimento per il reato previsto dall’articolo 416 bis del codice penale, che ha visto nel ’94 l’arresto di alcuni magistrati napoletani per collusioni con la camorra, ha riguardato anche il dottor Miller e, tra gli altri, un esponente della famiglia Sorrentino (BELLACIAO – Chi è Arcibaldo Miller- Gli affari di Cirino Pomicino – La Voce della Campania).

Miller venne additato come magistrato corrotto: non passò inosservato il fatto che Miller, facente parte delle commissioni di collaudo per la ricostruzione post-terremoto, fu poi il magistrato che condusse le indagini su tale ricostruzione. Alle indagini seguì un vero e proprio “maxi-processo” nel quale Miller portò migliaia di pagine di documentazione. Una “montagna di carte”. Il teorema di Miller era focalizzato sul rapporto politica-imprese della ricostruzione, delle vere e proprie “imprese di partito”, imprese vuote, senza mezzi né lavoratori ma che vincevano a man bassa gli appalti; imprese fittizie attraverso cui la politica riuscì a drenare miliardi di lire dell’epoca. E la Camorra? Nei documenti di Miller non c’era una sola frase all riguardo.

Peccato che le mirate piste investigative sbaglino clamorosamente – strada facendo – gli obiettivi. Cadono come foglie al vento le accuse di concussione-corruzione [...] Miracoli di San Gennaro, che hanno soprattutto il pregio di ridurre drasticamente i termini per la prescrizione, da 15 – in caso di 416 bis – a 7 e mezzo per la rituale concussione-corruzione [...] «Al dibattimento e’ arrivato un cadavere», fu il commento di un cancelliere quando parti’ il processo di primo grado, destinato a morire inesorabilmente di “prescrizione” (BELLACIAO, cit.).

Miller ha messo lo zampino in tutte le inchieste, a partire da quelle condotte da De Magistris, nell’inchiesta di Salerno correlata alla vicenda De Magistris (che ci venne venduta come guerra fra procure), e nell’inchiesta di Trani sulle pressioni di Berlusconi per far chiudere Annozero. Si direbbe che Miller abbia “guadagnato” il suo posto di capo ispettore per meriti sul campo. E invece subentrò a Schiavon, suo predecessore, poiché quest’ultimo entrò in rotta di collisione con l’allora ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli. Siamo nel 2005 e Schiavon firmò un appello contro una norma del governo che depenalizzava i reati fallimentari:

Le indiscrezioni spiegano il «licenziamento» con l’adesione di Schiavon all’appello firmato da 150 giuristi contro la riduzione delle pene per i responsabili di bancarotta fraudolenta, nonché con la conclusione (positiva verso i magistrati finiti sotto indagine) di alcune ispezioni, come quella recente nei confronti della Gip milanese Forleo, contro la quale il ministro Castelli aveva disposto una verifica in seguito alla sentenza con cui aveva prosciolto cinque stranieri dall’accusa di terrorismo internazionale (La Tribuna di Treviso).

Grazie alla (in)felice sostituzione operata da Castelli – loro, i leghisti, i numi tutelari della giustizia e della morale in politica… – qualche anno più tardi, nel 2007, Mastella potè inviare a Milano e a Catanzaro, a “stanare” la Forleoe De Magistris, tale Miller, il cane da guardia del governo. Quel che ne seguì è oramai storia.

A proposito: Mastella dispose querela a De Magistris. L’eventuale procedimento a carico di De Magistris per le sue affermazioni, secondo il Mastella, “diffamatorie”, forse non si terrà. Perché? De Magistris ha deciso di avvalersi dell’immunità da parlamentare europeo. Andando con gli zoppi si impara a zoppicare? Da che cosa si nasconde De Magistris? Chidetegli di rispondere sulla sua pagina di Fb:

 

 

ATTENDO CON ANSIA, DA OLTRE TRE ANNI,

 LA SUA DENUNCIA-QUERELA

 

FINALMENTE....

http://www.repubblica.it/economia/2011/10/17/news/capo_degli_ispettori_e_amico_della_p3_miller_sotto_accusa_al_csm_e_all_anm-23363464/?ref=HREC1-7

Il ritratto

Capo degli ispettori e amico della P3
Miller sotto accusa al Csm e all'Anm

 

Arcibaldo Miller, il numero uno dei segugi di Via Arenula, tirato in ballo nelle inchieste di Roma e Napoli per i suoi legami con l'entourage di Berlusconi

di LIANA MILELLA

ROMA -

Di mattina compone la squadra degli ispettori pronti a fare le pulci ai colleghi di Napoli e di Bari che hanno indagato su Tarantini, e quindi anche su Berlusconi. Di sera Arcibaldo Miller, il magistrato che dal 2001 guida i segugi di via Arenula attraverso i ministri Castelli, Mastella, Alfano, Palma, si ritrova a sua volta sotto inchiesta per il suo coinvolgimento nell' inchiesta sulla P3, in cui è stato indagato. Il collegio dei probiviri dell' Anm apre una pratica per espellerlo dall' associazione. Vuole sentirlo il 22 novembre. Miller potrebbe fare la stessa fine di Alfonso Papa, messo fuori dal sindacato dei giudici oltre un mese fa. Da mattina a sera il Guardasiglli Nitto Palma, che lo ha confermato nel suo incarico arrivando al ministero, lo difende a corpo morto. Dal Csm, dove l' ufficio studi sta verificando i presupposti per revocargli lo stato di "fuori ruolo" di Miller. Dal Pd, dove Donatella Ferranti chiede che lasci immediatamente il posto di capo degli ispettori. È lapidario il ministro della Giustizia: «Miller non è stato toccato da alcuna indagine penale, il procuratore generale della Cassazione ha archiviato il suo caso».

Si scatena contro l' Anm: «Revocherei oggi stesso l' iscrizione e smetterei di pagare la quota, se non mi fossi già dimesso dalla magistratura». Insiste: su Miller non c' è alcun addebito. Quindi può restare al suo posto, può guidare gli ispettori, può disporre i delicati accertamenti su Napoli e su

Bari. Tutto è regolare. Forse, al Guardasigilli Palma, nessuno ha mostrato le carte. Quelle su cui il collegio dei probiviri, che da quattro mesi ha la pratica in bella evidenza come quella dell' ex pm di Napoli Narducci, ha deciso di muoversi. Quelle che hanno spinto il Csm ad occuparsi di nuovo di lui dopo aver archiviato, il 27 giugno, l' ipotesi di un procedimento disciplinare. Un'archiviazione che suona come una condanna. Dove è scritto: «Appare pacifico che Miller ha partecipato alla riunione del 23 settembre 2009, presso l' abitazione romana di Denis Verdini, dov'erano presenti Flavio Carboni, Arcangelo Martino, Pasquale Lombardi, Marcello Dell' Utri, Giacomo Caliendo, Antonio Martone. In questa riunione si è discussa la candidatura a presidente della Regione Campania di Nicola Cosentino e si è concordata una condotta di illecita interferenza presso i componenti della Corte costituzionale». Di mezzo c' era il lodo Alfano e i berlusconiani si lambiccavano il cervello per evitare un verdetto sfavorevole della Consulta. Miller viene interrogato dai pm di Roma il3 agosto. Il Csm- relatori i consiglieri Guido Calvi e Roberto Rossi - definisce «prive di sostanziale rilevanza» le sue dichiarazioni, nelle quali pur si conferma «lo stretto legame» con Cosentino sin dal 2005.

Rapporto organico quello con Berlusconi e il Pdl se è vero che Miller, già da capo degli ispettori, è stato sul punto di conquistare due candidature, quella a sindaco di Napoli sei anni fa e quella a governatore della Campania. Ma c' è anche altro in quell'archiviazione del Csm che, a giugno, ha provocato più di una fibrillazione a palazzo dei Marescialli. È scritto ancora che «è pacifico che Miller non si è sottratto dal fornire pareri preventivi sull' esercizio dell' attività ispettiva su richiesta di soggetti estranei all' ordine giudiziario». Il caso è preciso e documentato. La P3 - associazione che punta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali - si è mossa per aiutare il governatore Formigoni quando, nel 2010, la sua lista è stata esclusa dalle amministrative. Dall' ex ministro Alfano e da Miller, si voleva che partisse un' ispezione su quei magistrati disobbedienti. Miller la garantisce, poi si sfila. Con queste motivazioni si difende quando lo interrogano: «Ho fornito indicazioni generiche su come indirizzare un esposto, come il mio ufficio fa abitualmente con i cittadini». Ma il tenore delle telefonate e la collera di Formigoni fanno intendere che la partita è stata tutt' altra. Eccolo il governatore della Lombardia al telefono il 24 marzo di quell' anno. Una telefonata che anche secondo il presidente del tribunale del riesame di Roma Guglielmo Muntone ha un valore chiarissimo. Formigoni parla di Alfanoe di Miller: «Eh, io mi sono arrabbiato con lui anche perché sabato si era impegnato...Sì, sì, faccio, faccio, poi, invece, lunedì mi ha telefonato e mi ha detto questo, e ha anche tirato in mezzo Arci». Arci, proprio lui, per Arcibaldo Miller. Di cui parlano ancora Formigoni con il faccendiere Martino. Scrive il giudice Muntoni nell' ordinanza del 2 novembre 2010: «Colpisce che ancora una volta un rappresentante delle istituzioni, in questo caso il Miller, si sia dovuto giustificare con uno degli associati per non aver potuto soddisfare le sue richieste come riferito dal Martino a Formigoni». Segue la conversazione. Parla Martino che cita un colloquio con Miller. «Eh, ma io mi sono fatto una litigata con lui perché gli ho detto: "scusami, tu che fai con queste cose qua?" Ah,e dice no chell' ha fatto, non mi ha firmato la carta, non mi ha fatto qua, non mi ha fatto là...Mi sono molto arrabbiato, ma credo che sia un qualche cosa che vada in ostilità con te, hai capito?». A mettere ostacoli, per quanto si può intuire, sarebbe stato Alfano. C' erano, già a luglio, gli estremi per trasferire Miller, venuto meno a un «dovere di imparzialità». C' erano, certo, ma in quanto "fuori ruolo" il Csm si ferma.

Miller la sfanga per la terza volta nella sua vita. Come quando finì - erano gli anni Novanta - nell' elenco dei frequentatori della casa d' appuntamenti di via Palizzi a Napoli. O come quando i pentiti Alfieri e Galasso parlarono di suoi rapporti con la camorra. Tutto finì archiviato. Davanti al Csm, quando gli contestarono i rapporti con i Sorrentino, imprenditori legati ai boss, lui si scusò: «È uno sbaglio che ammetto di aver fattoe ne pagherò le conseguenze». Da pm di punta della procura di Cordova, ebbe come suo uditore Woodcock. Adesso, di lui e degli altri che indagano su Berlusconi, per ordine di Berlusconi e Palma, vuole scoprire le deviazioni. Ma al Csm sono convinti che la sua stagione stia per finire. All'Anm idem.

(17 ottobre 2011) © Riproduzione riservata

 

 

 

 

confermato dall'ignobile Mastella